La Cartiera papale di Ascoli Piceno

La Cartiera papale di Ascoli Piceno è un edificio realizzato interamente in travertino, come la maggior parte degli altri complessi architettonici presenti nel centro storico della città. 

All’interno della cartiera papale si sono svolti una serie di lavori nel corso dei secoli, tra cui quelli che riguardano la ferriera, i mulini ad acqua, la cartiera e la concia delle stoffe. Si tratta di attività lavorative che richiedono l’impiego di acqua, in questo caso concessa dal torrente Castellano situato nelle vicinanze.

Attualmente la cartiera di Ascoli Piceno ospita una serie di musei che andremo ad analizzare proprio in questo articolo.

Cartiera papale, storia e origini

La Cartiera papale è un complesso architettonico che risale al 1104, quando per la prima volta fu utilizzato per la macinazione di cereali ad opera del monastero di Sant’Angelo Magno. 

La produzione della carta avvenne per la prima volta soltanto nel 1377, verso la fine del Medioevo, tuttavia si tratta di dati incerti. In ogni caso il complesso continuava ad ospitare mulini ed aggiunse persino una gualchiera per battere stoffe e tessuti.

Possiamo affermare per certo che la carta fu prodotta all’interno della Cartiera a partire dal 1400, tant’è che vi sono delle fonti documentali che lo attestano. L’edificio, in ogni caso, è stato fonte di interesse per diversi papi, tra cui Giulio II e Clemente VII.

Nel 1508 il torrente Castellano provocò delle lesioni all’edificio a causa di una piena, il quale fu restaurato per opera di Giulio II nel 1511. La stessa cosa avvenne un decennio dopo e l’edificio fu nuovamente ricostruito, ma questa volta ad opera di Clemente VII.

Verso la metà del 1600 la produzione della carta cominciava a scarseggiare, tant’è che l’edificio venne concesso a Luigi Merli e poi a Venenzio Galanti, l’ultimo cartaio proprietario. 

La produzione di carta iniziò a declinare nel 1646. La Camera Apostolica concesse la Cartiera Luigi Merli a Luigi Merli nel 1794. Fu acquistata da Luigi Merli nel 1862. Luigi Merli rialzò l’edificio di un piano e incorporò il resto della cartiera, conservando le linee architettoniche del XVI secolo. Tra il 1890 e il 1920, Venenzio Galanti fu l’ultimo produttore di carta. Il complesso della Cartiera continuò a essere utilizzato come cartiera dopo il 1940, quando fu venduto alla Comunità Montana del Tronto. Un accurato restauro è terminato nel 2002 e l’Amministrazione Provinciale di Ascoli ha acquistato la cartiera nel 2004 e ha assegnato gli spazi museali nel 2006.

Architettura della cartiera papale di Ascoli Piceno

Il sito della Cartiera Papale è costituito da più piani costruiti in epoche diverse e rappresenta quindi un ottimo esempio di architettura e di ambienti di lavoro industriali. La progettazione è stata affidata a Cola dell’Amatrice e Alberto da Piacenza, inventori di un trattamento del XVI secolo. Al primo piano si trovano le grandi vasche che servivano a macerare gli stracci che poi venivano utilizzati per creare la pasta per la carta, che veniva poi essiccata e utilizzata per produrre la carta. I mulini in pietra erano mossi dalle acque del torrente Castellano. Per risalire il torrente si utilizzavano turbine ad acqua.

Il papato di Giulio II della Rovere restaurò l’edificio nel 1511. L’inondazione del Castellano nel 1508 fu un segno del restauro iniziato durante il papato di Giulio II. Il 17 ottobre 1511 Alberto da Piacenza chiese al vice tesoriere della Camera Apostolica Ascolana, Scipione Parisani da Tolentino, un compenso per i lavori eseguiti, tra cui lo scavo di una galleria, la costruzione di un condotto d’acqua, la realizzazione di muri, finestre e modanature architettoniche. Il 6 dicembre 1511 rilasciò le ricevute per il lavoro svolto. La Cartiera Papale fu un esempio di “archeologia industriale” nel Rinascimento. Si pensa che Bernardino di Pietro da Carona abbia realizzato le quattro finestre al secondo piano della facciata principale.

Il secondo piano comprende un portale in travertino, comune per la fine del XV secolo, con un architrave, una lunetta sormontata da una chiave di volta scolpita con intagli fogliacei e una trabeazione con un’iscrizione che ricorda Papa Giulio II e l’anno in cui la struttura fu terminata. Lo stemma della famiglia Della Rovere, ornato di foglie di quercia e di acroma, si trova su due cubi all’inizio dell’arco lunettato. Sull’architrave è raffigurato lo stemma del Comune di Ascoli, come nello stemma comunale, lo stemma papale seguito da quello del governatore Raniero de Ranieri. Di quest’ultima attribuzione, tuttavia, non vi sono prove.

Al primo piano della Cartiera, il portale principale ha un arco a tutto sesto. Il progetto di Baldassarre Orsini, insieme al ritrovamento, ha dato la possibilità di riprodurlo nella sua condizione originale. Le superfici esterne del portale erano formate da blocchi cubici e agli angoli erano presenti rientranze a forma di piramide con foglie di quercia e ghiande. Sull’arco erano raffigurati i simboli araldici della famiglia Della Rovere e nelle bugne centrali era inserito il ritratto del papa. L’iscrizione sull’arco, “IVLIVS II PONT MAX M D XII”, si riferisce a Papa Giulio II e ricorda il restauro del complesso, completato nell’anno M D XII. Inoltre, due stemmi cardinalizi sono posizionati nei pennacchi dell’arco.

A destra è raffigurato lo stemma della famiglia di Antonio Del Monte da Monte San Savino, cardinale nel 1512. È difficile da vedere, ma probabilmente raffigurava le insegne di Raffaele Riario di San Giorgio al Velabro e Ostia, cardinale nel 1511. Sul capitello di sinistra sono raffigurate due cornucopie, simbolo di abbondanza, che simboleggiano l’avidità e l’amore ardente, secondo la definizione di F. Benzi. A destra ci sono le sfingi che, secondo Orsini, sono allegorie del silenzio e del mistero. Esse reggono coppe infuocate e simboleggiano quindi i misteri della Fede. Papa Giulio II, che si definiva “difensore della Fede”, riuscì a sconfiggere i suoi nemici con l’aiuto della carità.

Cartiera papale di Ascoli Piceno: i musei

Come accennato già poc’anzi, dopo essere divenuta proprietà dell’Amministrazione Provinciale ascolana, la Cartiera papale ospita una serie di musei. L’inaugurazione del polo museale è avvenuta precisamente il 26 novembre del 2006. Osserviamo e analizziamo di seguito ognuno dei musei presenti al suo interno.

Museo della carta

Il così noto Museo della carta, situato all’interno della Cartiera, ospita le ricostruzioni fedeli degli strumenti che un tempo venivano utilizzati per fabbricare la carta, ma anche per macinare il grano. 

Accedendo al piano terra dell’edificio è possibile ammirare i macchinari d’epoca utilizzati per produrre la carta bambagina, nonché i magli, martelli di grosse dimensioni impiegati per la realizzazione della pasta di carta.

In tal modo tutti coloro che accedono a questo museo possono osservare il processo che avveniva secoli prima per la produzione della carta ad Ascoli.

Museo dell’acqua

In questo caso vi è un percorso museale interattivo che espone l’importanza dell’acqua per lo sviluppo di alcune attività sulla terra. L’itinerario aperto al pubblico nel 2012 mostra i diversi stati e le diverse proprietà dell’acqua, nonché le numerose forme che possiede: mari, fiumi, laghi, paludi, torrenti, piscine e così via. 

Museo di Storia Naturale

Questo museo è stato ideato e dedicato ad Antonio Orsini, farmacista ascolano. All’interno del museo, infatti, vengono esposti i reperti che egli stesso ha rinvenuto durante le escursioni e le scoperte scientifiche. Essi sono suddivisi in diverse categorie:

  • reperti di Geognostica, ovvero rocce magmatiche, sedimentarie e metamorfiche del territorio ascolano;
  • reperti di Orittognostica, ovvero minerali di tipo vulcanico provenienti da diverse parti del mondo;
  • reperti di Paleontologia, ovvero fossili del paleolitico e del mesozoico. 

L’intera collezione conta circa 1500 conchiglie, 1260 minerali e 2300 rocce.

Appartengono all’esposizione anche strumenti usati dallo scienziato nel corso delle sue ricerche e il suo ampio epistolario che annovera oltre 4.000 lettere di corrispondenza intercorsa con altri scienziati del suo tempo.

Biblioteca “Ugo Toria”

La Biblioteca Provinciale di Storia Contemporanea Ugo Toria, situata all’interno di un antico complesso architettonico, conta circa 18.000 volumi di storia moderna. Il Polo SIP, che comprende ventinove biblioteche nelle province di Ascoli Piceno e Fermo, include anche questa biblioteca.

La Biblioteca Provinciale di Storia Contemporanea “Ugo Toria” ha sempre svolto attività di promozione della cultura nella sua accezione più ampia e partecipata in linea con i suoi principi e valori fondanti. L’ISML è una biblioteca che da sempre si occupa di storia contemporanea e che attualmente possiede più di 16.000 volumi scelti con cura per soddisfare le richieste degli utenti e accogliere le diverse collezioni della biblioteca.

Il materiale della biblioteca è stato suddiviso nelle seguenti aree: Italia, Storia internazionale, Europa, Biografie, Storia locale, Storia economica, Storia dei fascismi, Storia delle donne, Storia del cinema, Storia del movimento operaio, Storia della filosofia e Storia della letteratura.

L’ISML possiede una consistente collezione di letteratura incentrata sulla storia italiana ed europea degli ultimi due secoli, nonché sulla storia locale. La biblioteca è aperta alla consultazione e fornisce servizi di prestito interbibliotecario. Serve anche come biblioteca di riferimento per le scuole locali e come centro di riferimento educativo. Qui vengono coordinati i progetti educativi degli studenti.

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